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Scritto per Il Fatto Quotidiano del 19/07/2016

Fin da prima che Donald Trump invadesse la politica americana, le convention erano dei circhi: kermesse strapaesane, con delegati che non se ne perdono una e altri che arrivavano con lo spirito con cui i musulmani vanno alla Mecca, il viaggio della vita, una testimonianza di fede politica.

Sotto il tendone di ‘Barnum’ Trump, alla ‘Quicken Loans Arena’ di Cleveland, Ohio, c’è di tutto: ultra-conservatori Tea-Party e fondamentalisti cristiani, anti-gay e anti-abortisti, suprematisti e adepti del Ku Klux Klan, creazionisti e negazionisti. E fuori, a protestare, ci sono giovani, donne, ambientalisti, ispanici, neri di ‘Black lives matter’, ma anche delle rinate Pantere Nere.

Mancano solo i repubblicani presentabili, almeno molti di essi: sono rimasti a casa, Mitt Romney, tutta la famiglia Bush, altri notabili moderati. Persino Sarah Palin, che non appartiene alle categorie né dei presentabili né dei moderati, non ci sarà perché – dice – l’Alaska è troppo lontana dall’Ohio.

Ma c’è chi lavora per tenere il partito unito: i leader del Congresso e gli ex rivali Cruz e Rubio ci saranno. Fra gli ospiti stranieri, non ci sarà Matteo Salvini (ma Trump non ne noterà l’assenza, come non ne avrebbe notato la presenza).

In questa violenta estate americana, che assomiglia sempre più a quella tragica del 1968, quando vennero uccisi Martin Luther King e Robert Kennedy a la convention democratica a Chicago fu teatro di ripetuti scontri, l’uccisione di tre agenti, e il ferimento di altri tre domenica a Baton Rouge, Louisiana, è benzina sul fuoco dell’appuntamento di Cleveland. Trump l’incendiario addebita le stragi di poliziotti a Baton Rouge e a Dallas, “alla mancanza di leadership” del presidente Obama. Lui, invece, propugna “legge e ordine”, uno degli slogan della convention.

Le misure di sicurezza per prevenire incidenti sono altissime, specie dopo l’annuncio che le nuove Pantere Nere manifesteranno armate fuori dall’Arena: il II emendamento della Costituzione (approvato il 5 dicembre 1791) e la legge dell’Ohio (che consente di girare in pubblico con armi a vista e cariche, come in Texas) lo rendono possibile. Il governatore John Kasich, rivale di Trump per la nomination, ha respinto la richiesta dei sindacati dei poliziotti di sospendere la norma da ieri fino a giovedì.

Intorno all’Arena è stata innalzata una barriera alta 2,5 metri (un po’ meno del muro che Trump vorrebbe tirare su al confine con il Messico) e sono state chiuse alla circolazione diverse strade. Migliaia gli agenti armati schierati, mentre elicotteri pattugliano dal cielo l’area che s’affaccia sul lago Erie. Cleveland, che ha circa 400.000 abitanti, s’è assicurata per 50 milioni di dollari contro eventuali danni.

Il rischio percepito è molto elevato. Almeno quattro grandi gruppi mediatici hanno dotato gli inviati alla convention di giubbotti antiproiettile. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) fornisce un decalogo su come comportarsi per essere più sicuri. Tra i consigli, dotarsi di maschera antigas per proteggersi contro l’eventuale uso di spray urticanti e di lacrimogeni da parte della polizia, lavorare in team per proteggersi le spalle, studiare le vie di entrate e uscita di ogni ambiente.

La convention durerà quattro giorni e suggellerà ufficialmente la nomination di Trump. L’apertura è nel segno di ‘legge e ordine’, con sul podio Melania, moglie di Trump, e Rudolph Giuliani, ex capo della polizia e sindaco di New York. Altri temi saranno l’economia, il primato dell’America nel Mondo (con il candidato vice Mike Pence) e l’unità dell’America (con Trump e la figlia Ivanka).

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+