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Scritto per Metro del 13/07/2016

Troppo facile, adesso, e persino banale, dire che, quando gli uomini combinano disastri e le cose si fanno davvero complicate, è meglio affidarsi a una donna. I britannici hanno scelto questa opzione per la seconda volta nella loro storia: la prima fu a fine Anni Settanta, quando il Regno Unito viveva una crisi profonda, da cui Margaret Thatcher lo trasse fuori con una cura da cavallo di liberismo e di rigore; e la seconda è ora, dopo il referendum autolesionista con cui inglesi e gallesi hanno messo anche scozzesi e nord-irlandesi fuori dall’Unione europea.

In realtà, la Thatcher i britannici la elessero. Theresa May, quasi 60 anni, una tory moderata, l’ha invece portata al potere a legislatura in corso il partito conservatore, dopo le dimissioni del premier che aveva voluto il referendum e lo ha perso, David Cameron.

Adesso, c’è addirittura la possibilità che, per la prima volta, al G7 del 2017 in Italia, i leader donne siano in maggioranza: con la May e la cancelliera Angela Merkel, ci potrebbe essere Hillary Clinton per gli Stati Uniti e fanno tre su sette. Per una maggioranza al femminile, sarebbe ancora necessaria la vittoria alle presidenziali in Francia a maggio di Marine Le Pen, il che relegherebbe in minoranza i tre ometti restanti, Matteo Renzi, Shinzo Abe e il figlio d’arte Justin Trudeau.

A questo punto, però, la carta femminile, più che un’opportunità, sarebbe un incubo. Meglio non pensarci, meglio fermarsi a tre donne – su sette – al comando nel Club dei Grandi.

Rispetto ai tentennamenti di Cameron, la May un merito se l’è subito guadagnato: “Brexit significa Brexit”, ha detto, lei che pure era contraria all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Cioè, il popolo britannico s’è pronunciato e la politica, sia pure ‘obtorto collo’, deve rispettarne ed attuarne la volontà: vengono, così, a cadere tutte le ipotesi più o meno fantasiose che cominciavano a circolare sull’eventualità che il governo britannico provasse ad aggirare l’esito del referendum, tirando per le lunghe la comunicazione ufficiale alle Istituzioni europee sull’esito del voto.

Il 23 giugno, la Brexit ha vinto e il compito della May e del suo governo è di negoziare il più rapidamente possibile – ed il meglio possibile, dal loro punto di vista, ovviamente – il nuovo patto tra Gran Bretagna e Unione europea. Prima le ambiguità saranno risolte, meglio sarà per gli inglesi e gli europei: Signora May, please, sia rapida ed efficiente; e ci faccia dimenticare tutti quegli uomini dietro la Brexit, Farage e Johnson, Cameron e Corbyn.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+