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ADA01 - 20030209 - ADANA TURKEY A Turkish military train with tanks passes by US Airforce planes at Incirlik air base in Adana southeastern Turkey on Sunday 09 February 2003 The Turkish parliament on Thursday allowed the United States to upgrade Turkish military facilities as part of war preparations and is expected to give the green light for the deployment of US combat troops on its soil later in the month EPA PHOTO EPA BASRI BAS TT ms

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 18/07/2016

Mentre i teatrini della diplomazia mettono in scena le loro baruffe, i militari, che magari non sanno più organizzare i colpi di Stato in Turchia e neppure contrastare il terrorismo, ricominciano a fare quel che sanno fare meglio: la guerra. E’ il Pentagono ad annunciare che la Turchia ha già riaperto lo spazio aereo ai velivoli militari, perché la coalizione anti-jihadisti a guida Usa potesse riprendere i suoi raid sulle postazioni integraliste tra Siria e Iraq.

Ieri pomeriggio, la situazione non era del tutto normalizzata: le strutture statunitensi nella base turca di Incirlik stavano ancora operando “con fonti energetiche proprie”, riferiva un portavoce militare; ma erano operative. E poco conta, ai fini della guerra al sedicente Stato islamico, che il comandante della base, il generale turco Bakir Ercan Van, sia stato arrestato per complicità nel fallito golpe.

L’arresto di Van potrebbe avallare il sospetto che gli americani sapessero – o potrebbe essere funzionale ad alimentare il sospetto -. Ma la vicenda di Incirlik è emblematica dell’intreccio d’interessi e priorità tra la Turchia e gli Stati Uniti e gli alleati atlantici. Una settimana fa, al Vertice della Nato di Varsavia, l’Alleanza aveva rafforzato i suoi dispositivi sul fronte orientale, per venire incontro alle ataviche paure di Polonia e Paesi Baltici nei confronti della Russia, ma aveva affidato alla Turchia, insieme a Germania e Italia, un ruolo chiave nella confermata presenza in Afghanistan. E la Turchia, oltre che partner a fasi alterne e a bassa affidabilità nella guerra al terrorismo, è pure parte della flotta Nato che pattuglia l’Egeo per intercettare e scoraggiare i traffici di persone.

In Europa per incontrare, oggi, a Lussemburgo, i colleghi dell’Ue, il segretario di Stato John Kerry telefona al ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu e poi afferma: ”E’ irresponsabile accusare gli Stati Uniti di coinvolgimento” nella fallita insurrezione. E quanto alle tutele offerte all’imam e magnate Fethullah Gulen, trasferitosi negli Usa nel 1999, che Ankara ritiene l’ispiratore del golpe, Kerry ribadisce: “Diciamo ai turchi ‘dateci le prove’, abbiamo bisogno di documentazione solida per accettare la richiesta di estradizione. Stiamo aspettando e siamo pronti a procedere nel rispetto degli standard legali”.

Per le operazioni militari contro il sedicente Stato islamico, la base aerea Nato di Incirlik, nell’angolo sud-est della costa turca, a 12 km da Adana, è fondamentale: vi operano, attualmente, circa 5000 militari statunitensi, diverse centinaia di britannici e personale militare e civile turco. Ma l’importanza strategica dell’installazione travalica il ruolo nella guerra al terrorismo: è la base che può accogliere il maggior numero di bombe nucleari Usa in Europa, un centinaio d’ordigni tattici – attualmente, quelli ospitati sarebbero una cinquantina -.

Incirlik è, dunque, il fulcro della cooperazione tra le due numericamente maggiori forze armate Nato (1.311.000 i soldati statunitensi, 463.000 quelli turchi), ma può pure diventare l’epicentro delle tensioni: se da qui partono oggi i raid americani e tedeschi anti-Califfo, l’uso della base era stato inizialmente negato per tali operazioni.

Nel tempo, Incirlik è stata snodo chiave per decine di missioni, come le guerre in Iraq e l’intervento in Afghanistan (che di qui riceve il 70% del traffico cargo militare). Operativa dai primi Anni 50, fu la principale base degli aerei spia U2 che sorvolavano l’Urss: da qui partì il volo del pilota della Cia Francis Gary Powers, il cui abbattimento nel 1960 aprì una crisi internazionale.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+