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Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 08/07/2016

Sembrano le avvisaglie dell’ennesima estate razziale calda negli Stati Uniti; calda e cruenta, sangue nero versato dai proiettili di pistole della polizia. Il tragico copione di decine di episodi analoghi si ripete due volte nel giro di 72 ore, tra Louisiana, uno Stato non nuovo a comportamenti sommari della polizia, e Minnesota, uno Stato alla frontiera con il Canada, che entra di rado nelle cronache.

“Questo è un linciaggio legale. La giustizia deve prevalere”, dice il reverendo Jesse Jackson, icona del movimento per i diritti civili degli afroamericani tra gli anni ’60 e ’70. Le parole di Jackson echeggiano le proteste, la rabbia e l’indignazione seguite all’uccisione di Alton Sterling, un padre di famiglia nero di 37 anni, che lascia quattro bambini.

Sterling è stato ammazzato dopo un alterco con due poliziotti bianchi. Il video dell’omicidio, agghiacciante, è divenuto virale. Anche la candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton ha reagito: “Episodi come questi minano la fiducia della gente nella polizia”.

In qualche misura riaperta, o resa più purulenta, dall’elezione di Barack Obama, il primo nero presidente, la ferita razziale negli Stati Uniti continua a produrre drammi, dolore, rabbia, risentimento, E un sentimento di ingiustizia. Sull’accaduto indagano il Dipartimento di Giustizia e l’Fbi. I due agenti coinvolti nell’episodio di Baton Rouge sono stati sospesi, del loro capo sono state chieste le dimissioni.

Per la seconda notte consecutiva, centinaia di persone, tra cui amici e parenti di Sterling, si erano riunite la scorsa sera nel luogo dell’omicidio. In quel momento, s’è saputo di quanto accaduto nel Minnesota, a Falcon Heights, dove pure ci sono state proteste dopo la morte di un giovane nero, Philando Castile, 32 anni, anch’egli ucciso da un poliziotto.

I contorni delle due vicende restano incerti, nonostante i video. A Baton Rouge, la polizia è entrata in azione dopo una chiamata al 911 (il pronto intervento Usa) fatta da un senzatetto, che si era avvicinato più volte a Sterling fuori dal minimarket Triple S Food Mart chiedendogli l’elemosina. L’uomo poi ucciso avrebbe estratto la pistola, puntandola contro il barbone, che, chiamando la polizia, ha parlato di un uomo che “brandiva una pistola”.

Abdullah Muflahi, proprietario del Triple S Food Mart, ha invece detto di non essersi reso conto di nulla. Dalle immagini finora disponibili, riprese dalle telecamere di sicurezza dell’emporio, non pare proprio che Sterling rappresentasse una “minaccia attiva” quando è stato ucciso dopo essere stato bloccato a terra.

Nel Minnesota, un video della fidanzata di Castile, Diamond Reynolds, fatto circolare sui social, mostra la ragazza seduta in auto accanto al posto di guida – a bordo, ci sarebbe pure stato un bimbo -. Castile, seduto al volante, è ancora vivo, ma la camicia bianca è macchiata di sangue. Nel video, la Reynolds spiega che il fidanzato stava cercando il suo portafoglio per mostrare un documento d’identità all’agente, dopo averlo avvisato di avere un’arma da fuoco, regolarmente denunciata.

Poi, il poliziotto gli chiede di portare le mani alla testa. A quel punto, secondo la Reynolds, l’agente ha sparato “quattro o cinque volte”. Le immagini mostrano le mani di un poliziotto, visibilmente nervoso, che punta una pistola a Castile, rimasto in silenzio nel veicolo, con la cintura di sicurezza allacciata e il busto all’indietro.

A completare le cronache di sangue dall’America, la notizia di una bambina di tre anni, in vacanza con la famiglia a casa di amici, morta dopo essersi sparata alla testa con un’arma trovata in camera da letto, incustodita, carica e senza sicura. La pistola, secondo la polizia, apparteneva alla padrona di casa. Secondo Archivio Disarmo, nel 2015 negli Usa 19 bambini si sono involontariamente uccisi, 25 si sono feriti e due hanno ammazzato un’altra persona con armi lasciate alla loro portata.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+