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Scritto per Il Fatto Quotidiano del 19/06/2016

Per il Belgio, è finita con un trionfo – sportivo-. Ma poteva essere una tragedia, l’ennesima in Europa del terrorismo integralista: un blitz della polizia nella notte tra venerdì e sabato sventa un attentato che avrebbe forse dovuto funestare il match europeo dei ‘diavoli rossi’ contro l’Irlanda. Il bilancio è di una dozzina di arresti, decine di perquisizioni, almeno 40, interrogatori e sequestri, a Bruxelles e altrove nel Paese: gli agenti non avrebbero trovato né armi né esplosivi, il che getta un’ombra di dubbio su tutta l’operazione. Come la decisione dei giudici di scarcerare a fine giornata nove dei 12 arrestati.

Il sussulto d’allarme in Belgio innalza ulteriormente la tensione in Francia dove l’attenzione anti-terrorismo è già parossistica. A Bordeaux, dove si disputa Belgio – Irlanda, un pacco fumogeno mobilita le forze dell’ordine: falso allarme, solo fumogeni, ruba da hooligans, non da kamikaze. La sera, a Bruxelles, c’è chi ha voglia di scherzare: due incubi sventati in 24 ore, l’attentato e l’eliminazione – i ‘diavoli rossi’ hanno vinto 3 a 0-.

La polizia belga è convinta di avere sgominato una cellula jihadista e di avere evitato una o più azioni letali, che potevano prendere di mira gli assembramenti di tifosi in occasione della partita. La procura di Bruxelles, che ha coordinato tutta l’operazione, si limita a dire che le perquisizioni sono state condotte in 16 comuni dell’area di Bruxelles (Molenbeek, Schaerbeek, Forest e altri nomi già entrati nella geografia dell’integralismo) e delle Fiandre e della Vallonia confinanti con la capitale, che le persone identificate sono state decine e che sono stati pure controllati 152 garage. Tutto è avvenuto “senza incidenti” e “l’inchiesta prosegue”: a scatenare il blitz, sarebbe stata una telefonata intercettata, dove si parlava d’attacchi “imminenti”.

Fonti di stampa belghe parlano di “attentati pianificati in concomitanza col match” europeo. Per le autorità, la “minaccia” era “imminente” e richiedeva “un intervento immediato”: l’operazione restituisce credibilità agli inquirenti belgi, ridicolizzati, a novembre e a marzo, dagli errori compiuti dopo le stragi di Parigi e al momento degli attentati a Bruxelles.

C’è l’ipotesi che il blitz sia stato reso possibile dalle soffiate di qualcuno dei tristemente famosi ‘jihadisti di Molenbeek’ finiti in carcere e lì divenuti ‘collaboratori di giustizia’. Ma non si possono neppure escludere, da parte di personaggi ambigui come Salah Abdeslam, depistaggi o vendette.

Certo, stupisce che il ‘piccolo’ Belgio, 11,2 milioni di abitanti, il 6% musulmani, ma anche la più alta densità abitativa al Mondo, fatte salve le città Stato, e la maggiore percentuale rispetto alla popolazione musulmana di foreign fighters, si confermi una sorta di pozzo senza fondo di cellule terroristiche.

Le autorità locali, che troppe volte si sono fatte prendere con la guardia abbassata, non vogliono tralasciare nulla quanto a prevenzione: pensano che la minaccia terroristica pesi su numerose personalità, tra cui il premier Charles Michel, e lo hanno messo sotto scorta, insieme ai ministri degli Esteri Didier Reynders, dell’Interno Jan Jambon e della Giustizia, Koen Geens. Loro e le loro famiglie, in tutto una trentina di persone, erano in luogo sicuro durante le irruzioni notturne nei presunti covi.

Secondo informazioni della Rtbf, la tv pubblica francofona belga, alcuni individui arrestati circolavano ieri in auto nel centro di Bruxelles, vicino a place Rogier, dov’è stato installato un maxi schermo per seguire in diretta le partite degli Europei. La Rtbf precisa che non vi sono certezze sull’intenzione dei sospetti di colpire la folla lì riunita per tifare, ma definisce l’ipotesi “plausibile”. La polizia, indirettamente, conferma: l’obiettivo non era lo stadio del match, ma una o più zone di raduno dei tifosi.

Tra gli arrestati poi rilasciati, v’è almeno uno dei complici dei terroristi – non tutti erano kamikaze – che colpirono il 22 marzo l’aeroporto di Zaventem e poi la metro di Bruxelles: è un uomo di 31 anni, Youssef E.A., di nazionalità belga, che lavorava nello scalo ed aveva un badge che gli consentiva l’accesso diretto alla pista e agli aerei. Youssef era anche amico di infanzia di Khalid El Bakraoui, uno dei due che si fecero saltare in aria; e conosceva Ali El Haddad Asufi, autore dell’attacco alla stazione della metro di Maelbeek.

Youssef, ora accusato di strage terroristica, come autore, coautore e complice, avrebbe pure soggiornato nell’appartamento di Etterbeek dove furono fabbricate le bombe fatte esplodere a Maelbeek. Tutti dati che confermano l’impressione che l’operazione belga abbia sgominato un’appendice, o quello che rimaneva, della cellula jihadista di Abrini e dei fratelli El Brakraoui.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+