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Scritto per Il Fatto Quotidiano dell’11/06/2016  e ripreso da www.GpNewsUsa2016.eu

Quando neo-senatrice fu ricevuta dal presidente Obama nello Studio Ovale, i maligni dissero che era andata a fare un sopralluogo nel suo prossimo ufficio. Elizabeth Ann Warren è una donna tosta, un’accademica apprezzata e una politica liberal capace di restituire ai democratici nel 2012 il seggio del Massachusetts che era stato per decenni dei Kennedy, ma che, nelle suppletive del 2010, dopo la morte di Ted, era finito all’usurpatore repubblicano Scott Brown.

Hillary Clinton contro Elizabeth Warren era stato il match sognato dai giornalisti politici americani per le primarie democratiche di Usa 2016: donna contro donna, potere contro principi, centrista contro progressista; come glamour siamo lì. Adesso, diventa il tormentone del ‘ticket’ femminile, complice una visita della Warren alla Clinton: possibilità che si realizzi, al lomento, non altissime, sarebbe un azzardo, tutte donne, tutto New England e troppo liberal.

L’annuncio, giunto a inizio ottobre, che la senatrice del Massachusetts non sarebbe scesa in lizza fu una doccia fredda per i liberal più liberal dello schieramento democratico: era quasi un anno che si cullavano nell’idea, da quando alcuni reduci delle campagne di Obama 2008 e 2012, alla ricerca d’un ruolo o di un datore di lavoro, dichiararono, in una lettera di cui diede notizia il New York Post, d’essere “pronti per la Warren”, paladina dei consumatori, nemica giurata di Wall Street e della finanza affarista: “L’aumento delle diseguaglianze è una sfida dei nostri tempi e noi vogliamo qualcuno che sostenga le famiglie che lavorano e che sia contro Wall Street e gli interessi che rallentano l’economia”.

Fuori la Warren venne Bernie Sanders, il senatore del Vermont che si autodefinisce ‘socialista’ e che ha fatto bravamente la sua parte, come alfiere progressista, tenendo viva la competizione con Hillary fino alla fine. Una ricerca accademica, condotta prima dell’inizio delle primarie, classificava Sanders come il più liberal dei potenziali aspiranti alla nomination democratica, con indice 8,3, appena più alto di quello della Warren, 8,2. Il meno liberal dei potenziali democratici era il vice di Obama Joe Biden, con indice 4,4, mentre la Clinton stava a metà strada, con 6,4.

Impegnata nella lotta alle ineguaglianze economiche, e quindi tendenzialmente più vicina a Sanders, la Warren, però, non s’è mai pronunciata per lui o per altri. Ha pazientemente atteso il verdetto delle primarie, ha disciplinatamente aspettato che il presidente Obama e il suo vice Biden si schierassero con l’ex first lady e allineassero il partito dietro la candidata in pectore e s’è finalmente spesa: “Sono pronta a lanciarmi in questa battaglia e a lavorare con il cuore perché Hillary Clinton diventi la prossima presidente e perché Donald Trump non si avvicini neppure alla Casa Bianca”.

Alla Msnbc, che le chiedeva perché non si fosse dichiarata prima, la Warren ha risposto: “Credo che le primarie siano state davvero importanti per definire cosa significa essere democratici”. E ha reso merito a Sanders per “una potente campagna elettorale” e per avere portato milioni di nuovi elettori al partito democratico.

Il compattamento dei democratici dietro la Clinton preoccupa Trump e i repubblicani. All’appello, ormai, manca solo Sanders, che, però, è d’accordo per l’unità contro il magnate dell’immobiliare.

Elizabeth Ann Warren, nata Herring, 66 anni, originaria dell’Oklahoma, una storia di economista e docente universitario –dal 1992, ad Harvard-, è nota per capacità e ambizione. Consulente a lungo del Congresso e dell’Amministrazione, fu artefice della creazione dell’authority federale che vigila sui prodotti finanziari per tutelare i consumatori dalle speculazioni delle banche. È autrice di studi economico-finanziari e, con le frequenti apparizioni in televisione, ha acquisito notorietà nazionale.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+