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Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 08/06/2016

C’è un piano dell’Ue sui migranti. Anzi, c’è un piano in più dell’Ue sui migranti. Perché, da almeno un anno in qua, non sono i piani a fare difetto, bensì le adozioni e le attuazioni dei piani stessi. Ieri, la Commissione europea ha presentato al Parlamento europeo idee per rafforzare la cooperazione con i Paesi extra-comunitari di provenienza e di transito dei migranti.

Le proposte, illustrate dai vice-presidenti dell’Esecutivo Federica Mogherini e Frans Timmermans, sono in linea con indicazioni contenute nel pacchetto italiano, il cosiddetto ‘migration compact’.

Ma il potere di decidere se e che fare non l’hanno né la Commissione né il Parlamento: è nelle mani dei governi dei 28. Le proposte vanno ora al vaglio del Consiglio dei Ministri dell’Ue e a fine mese del Vertice europeo. Sempre che nel frattempo un’altra emergenza non investa l’Unione, con l’esito del referendum sulla Brexit del 23 giugno: un sì all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue metterebbe a rischio il disegno d’integrazione.

Le prime reazioni lasciano già intravvedere, anche nei commenti dei parlamentari europei, lungo crinali politici e nazionali, le difficoltà che sorgeranno nei negoziati fra i 28.

Il nuovo piano Ue guarda al medio-lungo periodo, l’attenuazione delle cause delle migrazioni, almeno quelle economiche. Sulla crisi in atto, è ieri intervenuta la Corte di Giustizia dell’Ue, stabilendo che, in base a una direttiva del 2008, “un immigrato irregolare va rimpatriato, non incarcerato, a meno che non commetta reati”.

Mentre le cronache dal Mediterraneo continuano a riferire di salvataggi, sbarchi e arresti di scafisti – sette ieri a Porto Torres -, l’Onu aggiorna l’aritmetica dell’orrore: i morti nel Mediterraneo sono oltre 10.000 in meno di tre anni, 3.500 nel 2014, 3.771 nel 2015 e già 2.814 nei primi 5 mesi 2016. Cifre troppo precise per essere esatte, ma agghiaccianti.

Ai 28, la Commissione propone d’aumentare il fondo per l’Africa creato a novembre alla Valletta: un miliardo in più, metà dal bilancio dell’Ue e metà dai bilanci nazionali. Si prevede, inoltre, l’istituzione di un nuovo fondo, sul modello di quello già attivo per gli investimenti strategici nell’Ue (noto come ‘piano Juncker’): investimenti iniziali di 3,1 miliardi dal bilancio comunitario e di altrettanti dai bilanci nazionali dovrebbero mettere in movimento somme dieci volte superiori (circa 62 miliardi) con l’effetto leva sugli investimenti privati. Il ‘piano Juncker’ non sta funzionando nell’Unione su ordini di grandezza simili e non si capisce perché dovrebbe farlo fuori.

Interlocutori di fatto ‘privilegiati’ di Bruxelles saranno sette paesi del Medio Oriente e dell’Africa: Libano e Giordania; ed Etiopia, Mali, Niger, Nigeria e Senegal. E la Commissione ha “intenzione d’intensificare l’impegno europeo anche in Tunisia e Libia”. Si tratta di definire “patti su misura” Paese per Paese, nuovi partenariati, a partire da Libano e Giordania, che ospitano sul loro territorio il maggior numero di migranti in transito.

Contemporaneamente, s’affaccia l’idea di una Carta blu per attrarre lavoratori qualificati e talenti: una sorta di risposta europea alla Green Card, la Carta verde, degli Stati Uniti.

Il piano della Commissione è una risposta alla richiesta dell’Onu di “una condivisione globale”, oltre l’Europa, “della gestione dei flussi migratori”: il fenomeno migratorio – spiega la Mogherini – “è enorme e complicato, non sparirà d’incanto, ma può essere gestito … Al Mondo ci sono 70 milioni di rifugiati: è miope non vederli, chi si rinchiude nel proprio recinto è fuori dalla realtà”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+