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accordi tra UE e Turchia

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 14/05/2016
Una giornata di straordinari sbarchi di migranti sulle coste italiane, nell’ordinario arrabattarsi dell’Ue tra misure inadeguate e decisioni non attuate. Le cifre di Frontex, la missione di frontiera europea, confermano che, com’era scontato, dopo l’accordo di marzo tra Ue e Turchia per chiudere le rotte dell’Egeo, il traffico di persone s’è di nuovo spostato verso la Sicilia.

In aprile, gli sbarchi in Italia sono stati superiori a quelli in Grecia per la prima volta da dieci mesi, dal giugno 2015: 8370 contro 2700, tre volte di più. Solo giovedì, la Guardia Costiera italiana aveva soccorso 800 migranti, mentre le navi di Frontex in rotta verso i porti italiani ne avevano ieri a bordo un migliaio: 287 gli sbarcati a Catania da un’unità finlandese, 231 a Crotone dalla Aquarius.

Intanto, al Brennero, i ministri dell’Interno d’Italia e Austria Alfano e Sobotka celebravano i riti un po’ fittizi d’una intesa ritrovata: niente muro né barriere da parte austriaca, però controlli più efficienti sul territorio italiano.

Una decisione apparentemente sensata. Che alleggerisce un contesto politicamente condizionato dal ballottaggio delle presidenziali in Austria fra una settimana. Ma che conferma come l’Ue continui ad affrontare con decisioni a chiazze il flusso dei migranti, e i drammi che lo costellano, senza attuare a pieno nessuna delle decisioni prese o previste, né la redistribuzione dei rifugiati fra i 28, né la riforma del diritto d’asilo, né una politica di vicinato efficace verso la Riva Sud del Mediterraneo.

La Chiesa torna a tirare le orecchie a un’Unione riluttante e renitente: la Fondazione Migrantes, organo pastorale della Cei, diretta da monsignor Perego, dice no a ulteriori misure di polizia, come la presenza di agenti dell’Ue per indagare nei campi di raccolta, perché “non risolvono il problema del terrorismo” e possono indebolire “la tutela d’un istituto fondamentale della nostra democrazia”, il diritto di asilo. E “resta ancora debole la capacità d’un’accoglienza diffusa in tutti i 28 Paesi Ue”.

Parole che echeggiano quelle del presidente Mattarella, che, in visita lampo al contingente italiano in Libano, lamenta come il dibattito sull’immigrazione in Italia – e in Europa, con voci di xenofobi che si levano dall’Inghilterra all’Austria, dalla Francia alla Germania – abbia “toni sconsiderati”, che dovrebbero appartenere “a un passato remoto”.

Eppure, quasi a soddisfare gli xenofobi, ancora di misure di polizia si parla: non che siano in sé inutili, ma non possono esaurire la gamma degli interventi. Quando gestione dei flussi e lotta contro il terrorismo s’intrecciano, come avviene lungo le coste della Libia, l’Europa di solito imbelle pensa militare. E dopo avere voluto nel mare Egeo una flotta Nato, estende di un anno e allarga ruolo e compiti della missione navale Eunavfor Med, l’operazione Sophia, per addestrare la guardia costiera libica e scambiare con essa informazioni.

E’ un po’ una storia già scritta: in cambio di ‘zero partenze’ dalle coste libiche, l’Italia fornì motovedette al regime di Gheddafi, che servirono anche a inseguire e mitragliare pescherecci italiani inoltratisi in acque territoriali. Il ‘ministro degli Esteri’ Ue Federica Mogherini avalla l’ok del Comitato politico e di sicurezza dei 28 e, lunedì, a Vienna, ne parlerà con il premier al-Sarraj, alla conferenza sulla Libia organizzata da Usa e Italia. Per l’operatività, manca ancora un bollo del Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Ue.

Mons. Perego lamenta che, davanti a un’ondata migratoria innescata da guerre e miseria, “il primo riflesso dell’Unione è stato di costruire un accordo con la Turchia che non tutela alcuni diritti fondamentali di richiedenti asilo e rifugiati”. Per rispondere all’emergenza “l’Europa non solo investe troppo poco, ma investe male; è troppo preoccupata del controllo delle frontiere attraverso gli hot spot e meno preoccupata dei percorsi di accoglienza, di inclusione, di integrazione”. E s’illude di fermare flussi che andranno ancora crescendo, anche perché i governi, invece che d’intercettarne le cause, si preoccupano d’inseguire, piuttosto che di guidare, le opinioni pubbliche, osserva la presidente della Camera Laura Buldrini, in visita a Pozzallo.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+