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immigrazione ad Ankara

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/03/2016

Un Vertice straordinario per decidere di decidere in un Vertice ordinario, già in calendario da mesi, la prossima settimana, il 17 e 18 marzo. Tanto, che volete che succeda di qui ad allora? Qualche morto annegato in più tra il Mediterraneo e l’Egeo – sono già 444, quest’anno -, dove, per tacitarci la coscienza, incrociano, ora, oltre alle navi di Frontex, anche quelle della Nato. E qualche nonno e qualche bimbo morti di stenti nei campi del disonore che gli Stati dell’Europa maestra di civiltà e diritti dell’uomo allestiscono alle loro frontiere, recintati da reti metalliche che sono l’equivalente ‘demilitarizzato’ delle cortine di ferro di appena un quarto di secolo fa.

Dopo 12 ore di incontri, riunioni, plenarie, ristrette, confessionali, tutta la consueta gamma di queste pantomime diplomatiche, i leader dei 28 decidono di continuare a negoziare nei prossimi giorni sulle proposte turche per un’intesa sulla gestione comune dell’emergenza profughi. Tra le richieste di Ankara e le risposte di Bruxelles, c’è una regia del compromesso tedesco-olandese, con correttivi delle Istituzioni comunitarie.

Un accordo di massima esiste, ma la cacofonia delle dichiarazioni nelle ore successive al Vertice dimostra, se ce ne fosse bisogno, quanto sia fragile e approssimativo. La Turchia aveva sorpreso molti interlocutori europei – non Berlino e l’Aja -, offrendo maggiore collaborazione nella gestione dei flussi di profughi e la disponibilità a riaccogliere tutti i migranti irregolari approdati in Grecia, ma chiedendo in cambio un raddoppio del contributo già concordato di 3 miliardi entro il 2018, un’accelerazione del processo di liberalizzazione dei visti, l’apertura di nuovi capitoli nel negoziato per l’ingresso nell’Unione europea.

Nessuno fa concessioni di buon grado ad Ankara in questo momento. Ma tutti sanno che, se Ankara non collabora, la situazione già drammatica peggiorerà. Così, la Turchia pare avviata a spuntarla sui soldi, mentre gli altri passi saranno certamente condizionati ad allentamenti del carattere repressivo del regime Erdogan, specie per quanto riguarda la libertà di espressione – lo pretende, fra gli altri, l’Italia -.

La dichiarazione comune diffusa a fine Vertice indica che Ankara si impegna ad accettare il ritorno degli immigrati irregolari partiti dalle sue coste, a condizione che l’Ue copra i costi di rimpatrio e adotti un meccanismo di scambio alla pari: per ogni irregolare riportato in Turchia, un richiedente asilo con le carte in regola lascerà la Turchia per l’Unione. Inoltre, l’Ue accelera la liberalizzazione dei visti per i turchi entro fine giugno e prepara l’apertura “al più presto” di cinque nuovi capitoli della trattativa di adesione di Ankara all’Unione.

Sempre in linea di massima, i leader avallano l’idea della Commissione di Bruxelles di ripristinare, entro fine anno, il completo funzionamento dello Spazio Schengen di libera circolazione. Per ora, però, i controlli interni temporaneamente ripristinati restano. E resta in aria la revisione delle regole d’asilo.

“I giorni dell’immigrazione irregolare verso l’Europa sono finiti”, ha annunciato con qualche enfasi il presidente del Vertice Tusk. E alcuni leader est-europei parlano di chiusura della ‘rotta balcanica’. La cancelliera Angela Merkel nega che il piano turco sia in realtà opera tedesca e si vuole ottimista e positiva, in attesa dell’esito dei voti regionali della prossima domenica. Meno trionfalista di Tusk, il premier Renzi parla di “un passettino avanti”, ma “che fatica!”. Ditelo ai migranti, “che fatica!”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+