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ripartizione territori in libia

Contributo ad articolo a quattro mani de Il Fatto Quotidiano del 26/02/2016

… Mesi di fughe in avanti a parole e di passi indietro quando si profila il momento di passare ai fatti hanno ormai convinto molti interlocutori europei ed americani che l’Italia si augura, in cuor suo, che il governo libico di unità nazionale, quello che potrà poi sollecitare l’intervento internazionale, resti nel limbo: se davvero lunedì ci sarà il sì del Parlamento di Tobruk, l’insediamento a Tripoli è lungi dall’essere sicuro, visto che buona parte delle milizie islamiste sono ostili all’Esecutivo.

Un ex capo di Stato Maggiore italiano, il generale Mario Arpino, è esplicito: in Libia, bisogna “invertire le priorità”, cioè “prima debellare la presenza dell’autoproclamato Stato islamico” e poi pensare a un nuovo governo. E’ una linea che piace al Cairo, trova condivisioni altrove ed ha un interprete convinto nel generale Haftar, l’uomo più forte, e il più discusso, del governo di Tobruk, impegnato con i suoi uomini – e un supporto francese – a ‘ripulire’ Bengasi dalle milizie jihadiste.

Un altro ex capo di Stato Maggiore italiano, il generale Enzo Camporini, dice e scrive: “Gli Usa hanno chiarito in modo assai esplicito che non intendono impegnarsi in forze sul terreno in Libia, ma stanno applicando in modo sistematico la cosiddetta ‘dottrina Gates’”, dal nome di un ex capo del Pentagono. “Le azioni fuori area delle forze armate Usa si limitano a quelle di tipo punitivo, senza più la pretesa di ricostruire le istituzioni altrui secondo modelli democratici: ok a operazioni di forze speciali, a raid aerei condotti con armamento di precisione, ma no ad operazioni durevoli e di massa, lasciate agli alleati se e quando ne fossero capaci”.

S’inquadra in questo contesto il raid su un centro d’addestramento degli jihadisti vicino a Sabrata, lunedì, e la richiesta di utilizzare droni in partenza da Sigonella per missioni libiche (purché usati solo a scopo difensivo, un requisito “autenticamente italiano” e difficile da verificare).

Interventi sostanziali americani restano dunque esclusi – loro, magari, se li aspettano da noi-. Secondo Camporini, il fatto nuovo è l’apertura d’una riflessione sull’opportunità di sostenere fino allo stremo l’unità della Libia oppure di prendere atto che le diverse anime di quel territorio possono ambire a forme statuali più articolate, con un ritorno, ad esempio, alle divisioni tradizionali tra Cirenaica e Tripolitania (ed eventualmente Fezzan). Il che potrebbe avvenire contemperando l’attenzione dell’Egitto per la Cirenaica con la densità di interessi economici italiani in Tripolitania …

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+