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Mattarella da Ban

L’ultima volta fu nel 2007-’08 – ambasciatore Marcello Spatafora: fummo i più votati, pari merito con il Sud Africa-. Ma nella leggenda della diplomazia è entrato il biennio 1995-’96, quando prendemmo più voti della Germania: l’ambasciatore era Francesco Paolo Fulci, mitica feluca, che portò a casa consensi persino dispensando allenatori di calcio nostrani a improbabili nazionali d’arcipelaghi polinesiani.

Questa volta, la campagna elettorale è affidata all’ambasciatore Sebastiano Cardi e al suo vice, pure ambasciatore di rango, Inigo Lambertini: una coppia d’assi, messa insieme proprio per tornare – sarebbe la settima volta – nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu nel biennio 2017-’18 come membri non permanenti. Si decide a fine giugno e i nostri avversari sono Svezia e Olanda, Paesi che un po’ s’elidono a vicenda – entrambi del Nord Europa, entrambi ‘piccoli’ almeno come popolazione, entrambi attenti ai diritti dell’uomo, l’uno però neutrale e terzomondista, l’altro atlantico e spesso interventista -.

La candidatura italiana è uno dei motivi, se non il motivo principale, della visita al quartier generale delle Nazioni Unite del presidente Mattarella, che è negli Usa da sabato e che concluderà il viaggio al centro spaziale di Houston dove ci saranno gli astronauti italiani. A New York, Mattarella incontra il segretario generale Ban Ki Moon e il presidente dell’Assemblea generale, il danese Mogens Lykketoft; e invita a un ricevimento gli ambasciatori dei Paesi dell’Onu. Nei colloqui, come già a Washington, alla Casa Bianca e al Congresso, si parla di lotta al terrorismo, Libia, crisi dei migranti, crescita in Europa e negoziati per una zona di libero scambio transatlantica.

L’Italia, da 60 anni al Palazzo di Vetro – vi entrò nel 1955 -, è in lizza per uno dei due seggi rotanti del cosiddetto ‘gruppo Europa occidentale e altri’. La ricerca di consensi suggerisce atteggiamenti non urticanti in questa fase, anche verso Paesi non particolarmente virtuosi, ad esempio, nel rispetto dei diritti dell’uomo. E una tragedia come quella al Cairo di Giorgio Regini è delicata da gestire, anche se poi il premier non si fa scrupolo di distribuire schiaffi ai partner dell’Ue: così, avremo i voti di Egitto e Azerbaigian, se ci mancheranno Germania e Finlandia.

Ma l’Italia non punta solo sui salamelecchi delle visite ufficiali e sulle cortesie diplomatiche: può giocarsi credenziali importanti, è l’8° contributore Onu – ed il primo occidentale -, quanto a truppe in missioni di pace, è in prima fila nei salvataggi dei rifugiati in mare, vuole la moratoria della pena di morte e promuove l’uguaglianza di genere e i diritti di donne e bambine. Per tutto ciò, Ban ringrazia Mattarella.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+