CONDIVIDI
immigrazione in europa

Lungo il canale su cui si affaccia il Museo marittimo di Amsterdam, dove i responsabili dell’Interno dei 28 sono riuniti, scivola un barcone che issa le bandiere di Amnesty: è stracarico di manichini di profughi, perché i ministri abbiano davanti agli occhi un simulacro del dramma di cui discutono. L’incontro ‘salva’, almeno per il momento, l’accordo di Schengen, che, però, secondo l’Austria, “sta per saltare”, e la libertà di circolazione nell’Ue; ma non salva le vite che si perdono nel Mediterraneo o lungo i cammini dei Balcani.

E’ una sopravvivenza a termine, condizionata. Come ammette pure il ministro Alfano: “Abbiamo poche settimane per evitare che Schengen si dissolva fra gli egoismi e le preoccupazioni nazionali, davanti a un’Europa che si dimostra incapace non tanto di decidere quanto di attuare le decisioni”.

In realtà, l’attuazione delle decisioni spetta più ai governi che all’Unione. E, anzi, una soluzione, che consentirebbe di guadagnare in efficienza risparmiando denaro, ci sarebbe: affidare all’Ue,
dandogliene le risorse, le frontiere esterne dell’Europa dei 28. In tal modo, la diffidenza reciproca verso i controlli effettuati da altri verrebbe meno e sicurezza, accoglienza, hotspots, respingimenti e redistribuzione sarebbero competenza comunitaria.

Come spesso capita, la risposta giusta, e pure vantaggiosa, dal punto di vista economico, sarebbe più Europa, non meno Europa. Ma i governi sono gelosi di prerogative e sovranità. Ad Amsterdam, ieri, i ministri hanno cominciato a lavorare alla proposta della Commissione di Bruxelles di creare un corpo di guardie di frontiera europeo che contribuisca a fronteggiare il flusso dei migranti, così come l’operazione Triton dell’agenzia Frontex contribuisce a ridurre le vittime in mare. Ma sono solo tasselli di un disegno che deve essere più ampio per risultare efficace.

Suonano, quindi, corrette, ma demagogiche, le parole del premier Renzi sulla sua e-news: “Mettere in discussione l’idea di Schengen significa uccidere l’idea di Europa. Abbiamo lottato per decenni per abbattere i muri: pensare oggi di ricostruirli significa tradire noi stessi”. Per non farlo, bisogna che i Governi prendano le decisioni giuste e le mettano in pratica.

Invece, le decisioni dello scorso autunno vengono attuate con il contagocce. Come la ridistribuzione dei richiedenti asilo: solo 331 sono stati già trasferiti da Italia e Grecia verso altri Paesi dei 160 mila che i 28 si sono impegnati a trasferire in due anni. Al ritmo di cento al mese, ci vorranno cent’anni. Quanto a chi non ha diritto all’asilo, i dati sono parziali, ma i rimpatriati sono poche centinaia.

E ci sono pure decisioni di anni or sono che non sono state attuate, come i controlli su chi arriva: quelle che sono valse a dicembre all’Italia e ad altri Paesi procedure d’infrazione assurdamente contestate. E l’Italia mette in discussione gli aiuti alla Turchia, ‘invasa’ da milioni di siriani in fuga, per tre miliardi di euro, nonostante ne abbia condiviso a novembre l’assegnazione.

La riunione di ieri, la prima sul tema del semestre di presidenza di turno olandese del Consiglio dell’Ue, era informale e non poteva quindi portare a decisioni: quelle sono attese “al più tardi entro giugno”. Alcuni dei Paesi che hanno già reintrodotto controlli alle frontiere – Germania, Austria, Francia, Danimarca, Svezia, fra gli altri – chiedono alla Commissione di avviare la procedura che ne consente il prolungamento: si tratta di attivare l’articolo 26 dell’accordo di Schengen, che prevede proroghe di sei mesi ciascuna fino a un massimo di due anni. In Austria e Germania, i controlli in atto dovrebbero scadere a maggio.

Il ministro Alfano ha ricordato la posizione italiana, per maggiori controlli alle frontiere esterne, lasciando aperte quelle interne. Il tedesco de Maiziere ha insistito perché la Grecia registri, come previsto, i migranti. La Slovenia chiede un sostegno alla Macedonia perché filtri i profughi dalla Grecia.

Ad Amsterdam, s’è pure parlato del contrasto alla minaccia terroristica, partendo dalla condivisione di informazioni e banche dati.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+