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Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/01/2016

Attacco al turismo nel Sinai: la strategia del terrore, condotta da gruppi che si richiamano al sedicente Stato islamico, colpisce, in Egitto e Tunisia, un settore vitale dell’economia dei due Paesi usciti in modo diametralmente opposto dalle Primavere arabe, uno avviato verso un’esperienza democratico, l’altro sotto una nuova satrapia.

L’episodio di ieri sera, a Hurqada, una stazione balneare sul Mar Rosso molto frequentata anche in questa stagione, ha contorni ancora da definire e un bilancio, per il momento, indeterminato, ma meno tragico di quanto s’era inizialmente temuto: tre turisti – due sarebbero austriaci e uno svedese, ma le informazioni sono contradditorie – sono rimasti feriti, quando due o tre uomini hanno fatto irruzione all’Hotel Bella Vista. Nessuno dei tre sarebbe in pericolo di vita.

Secondo la polizia, uno degli assalitori è stato ucciso e un altro è stato gravemente ferito dalle forze dell’ordine, che avrebbero sostanzialmente sventato l’attacco. Gli assalitori – riferisce Ahramonline – avevano armi da taglio e una pistola giocattolo: dotazioni inadeguate a un’azione terroristica. L’ucciso si chiamava Mohamed Hassan Mahfouz, aveva 21 anni e veniva da Giza, vicino al Cairo.

Le autorità egiziane, infatti, ‘degradano’ a fallita rapina l’attacco all’Hotel Bella Vista: lo afferma il ministro del Turismo Hisham Zazou. Ma testimoni oculari riferiscono che gli assalitori agitavano le bandiere nere e gridavano ‘Allah è grande’. Le forze di sicurezza hanno però chiuso l’accesso alla città, sebbene l’emergenza appaia conclusa: gli assalitori non sarebbero arrivati dal mare, ma dall’entroterra.

Fortunatamente, nulla di comparabile a quanto avvenuto l’anno scorso a Tunisi, dove vi furono anche vittime italiane, e a Sousse, in Tunisia; oppure nel Sinai, con l’aereo russo carico di turisti fatto esplodere in volo poco dopo il decollo da Sharm el-Sheick.

La Farnesina, in contatto con l’ambasciata d’Italia al Cairo, sta cercando di verificare presenze e condizioni degli italiani a Hurqada e, in particolare, nell’Hotel Bella Vista, uno di quelli proposti dai tour operators ai turisti che, nonostante la tensione nella Regione, non rinunciano a una vacanza a basso costo sul Mar Rosso.

Oggettivamente, le cronache da quell’area non sono tranquillizzanti: la repressione messa in atto dal regime del generale al-Sisi, che, salito al potere dopo il rovesciamento del presidente democraticamente eletto Mohamed Morsi, ha messo al bando la Fratellanza musulmana, spinge alla lotta armata le frange più estremiste del movimento islamista.

E proprio ieri lo Stato islamico aveva rivendicato l’attacco, giovedì, contro un autobus con 48 turisti di nazionalità israeliana a Giza, l’area delle piramidi nei pressi del Cairo: “Eseguendo gli ordini del Califfo, una squadra del Califfato ha compiuto un attacco contro un bus che trasportava degli ebrei ad Haram. L’azione ha causato decine di morti e feriti tra gli ebrei e le guardie dell’albergo, e i nostri soldati sono riusciti a fuggire”, si legge in un comunicato.

In realtà, secondo le autorità egiziane l’attacco non ha fatto vittime. Il ministero dell’Interno egiziano attribuisce l’episodio ad alcuni membri dei Fratelli musulmani, che stavano inscenando una manifestazione di protesta nei pressi delle piramidi. Dal gruppetto di circa 20 persone sarebbe stato lanciato un ordigno artigianale che avrebbe colpito l’autobus e la facciata di un albergo, causando solo danni materiali.

Sempre ieri s’è saputo d’un ordigno esploso a nord di el Arish, sul tracciato del gasdotto del Sinai. Secondo il quotidiano arabo “al Masry al Youm”, gli inquirenti ritengono che l’attentato sia opera del gruppo jihadista dello Stato del Sinai, già noto come Ansar Beit al Maqdis, prima dell’affiliazione allo Stato islamico. L’attentato ha provocato un incendio e l’interruzione delle forniture.

Che l’Egitto sia sotto attacco da parte delle milizie jihadiste lo conferma anche il rinnovarsi di rapimenti di egiziani in Libia, nelle aree controllate dalle bande del Califfo: ieri, 21 cittadini egiziani sarebbero stati sequestrati. Quasi un anno fa, l’uccisione di una ventina d’ostaggi egiziani alla Sirte aveva provocato l’intervento dell’aviazione egiziana contro postazioni jihadiste a Derna.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+