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Hollande e la libia

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 24/12/2015

Cambiano i presidenti, ma la tentazione (francese) resta la stessa: dopo Sarkozy 2011, anche Hollande 2015 cerca di prendersi la scena sulla Libia e di rubare il primato dell’operazione, che deve ancora essere decisa, all’Italia, che già lo sbandiera come acquisito. E poco importa che l’intervento in Libia nel 2011 sia risultato nei fatti una forzatura, rispetto al mandato dell’Onu, e nei risultati un fallimento, con la trasformazione d’uno Stato sotto dittatura in una pericolosa anarchia dove nessun comanda e tutti usano le armi: Hollande l’interventista, che nel marzo 2014 andò da solo in Mali e che a settembre decise di bombardare in Siria, agisce da comandante in capo di un  esercito dell’Ue che non c’è, come se fosse convinto che contro l’integralismo e il terrorismo non ci sia alternativa al ricorso alla forza. Anche se i rischi di conseguenze sono palesi, come le carneficine a Parigi del 13 novembre stanno a ricordare.

Le intenzioni della Francia sulla Libia emergono mentre il governo decide di estendere e inasprire le misure anti-terrorismo prese dopo le stragi: l’inserimento nella Costituzione dello stato d’emergenza e la revoca della cittadinanza per terrorismo a chi ha la doppia nazionalità.

Intanto all’Onu il Consiglio di Sicurezza perfeziona la risoluzione che crea i presupposti per una missione in Libia a sostegno del governo di unità nazionale che dovrebbe scaturire dagli accordi firmati in Marocco la scorsa settimana, sotto l’egida dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, il tedesco Kobler, tra esponenti del governo ‘legittimo’ di Tobruk e di quello ‘islamista’ di Tripoli.

A squarciare il velo sulle intenzioni di Hollande in Libia è il quotidiano dell’opposizione Le Figaro, le cui indicazioni vanno quindi prese con prudenza. In prima pagin,a il giornale scrive che la Francia “prepara i piani di intervento e tenta di mettere in piedi una coalizione internazionale” contro il sedicente Stato islamico in Libia. Per “sradicare” gli jihadisti dalla Sirte, “un’azione militare nei prossimi sei mesi se non prima della primavera viene considerata indispensabile”, prosegue Le Figaro, citando fonti del ministero della Difesa.

Nello stesso contesto, il giornale dedica un articolo al ruolo guida dell’Italia in questo dossier. E fa sapere che, a fine novembre, la Francia ha già effettuato voli di ricognizione dalla sua portaerei nel Mediterraneo, la Charles De Gaulle, sulla Sirte controllata dal Califfato, che s’è pure spinto fino a Sabrata a Ovest e a Derna a Est, e prevede di effettuarne altre.

Dunque, l’obiettivo dell’iniziativa francese sarebbe arrestare la propagazione in Libia del contagio jihadista: una missione che potrebbe essere complementare e non alternativa a quella ispirata dall’Ou a sostegno del governo di unità nazionale.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+