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Lussemburgo fra i ministri dell’interno dei 28 o quella di domani a Roma con le Regioni. E il Piano B ‘minacciato’ ai partner dal premier Renzi non ha più credibilità prima ancora d’essere enunciato, tra i lazzi del M5S (“Ci siamo persi il Piano A”) e le pretese di primogenitura della Lega (“Noi l’avevamo già proposto nel 2011”). Peccato che l’Ue l’abbia pure già bocciato, nel 2011.

Saranno dieci giorni caldi sul fronte immigrazione, di qui al vertice europeo del 25 e 26 giugno. Se una burrasca in mare non li trasformerà in giorni tragici. Renzi alza il tono del confronto con la Francia, che però rifiuta giustamente l’accusa di violare gli accordi di Schengen: chi li viola è l’Italia, che non identifica gli immigrati e non separa i richiedenti asilo dagli ‘irregolari’, quasi incoraggiandone la fuga verso il Nord, là dove vogliono arrivare eritrei e siriani e quant’altri, specie in Germania e in Svezia.

Da Bruxelles, la Commissione europea mette in chiaro di non sapere nulla di un Piano B. Ma non resta passiva: il responsabile per l’immigrazione, Avramopoulos, invia ai ministri una lettera, invitandoli a incrementare la politica dei ritorni, che prevede di rimandare indietro i migranti che non hanno titolo per presentare richiesta di asilo, facendo invece spazio ai rifugiati. E insiste per una ridistribuzione dei richiedenti asilo.

Lo scontro tra Italia e Francia è acuto soprattutto a Ventimiglia: il ministro Alfano ha intenzione di mostrare ai colleghi a Lussemburgo una cartellina di foto. E il premier Renzi sembra tentato dal colpo di mano: se non si trova una soluzione all’altezza dell’Europa, dice, “faremo da soli” –ma che significa?-, parlando di “atteggiamento muscolare”, che “non paga”, da parte di “alcuni Paesi amici”. Però, non pagano neppure le divisioni interne, le battute vuote, la diplomazia asimmetrica di un premier che replica al ministro dell’Interno francese Cazeneuve.

La Francia viola gli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone in Europa, è la posizione dell’Italia, governo e opposizioni per una volta d’accordo. La replica di Parigi è inappuntabile, in punta di diritto: sono gli italiani a violare Schengen, perché le regole in vigore prevedono che i migranti siano identificati e registrati nel Paese d’arrivo. Se non lo sono, non possono transitare alle frontiere interne dell’Unione. Manca, certo, l’afflato della solidarietà, come manca tra le Regioni leghiste e il resto dell’Italia.

Sul tavolo di Lussemburgo, oggi, c’è la questione della redistribuzione dei richiedenti asilo tra i vari Paesi Ue: si prevede solo una discussione, in attesa di eventuali decisioni –comunque non facili- del Vertice europeo del 25 e 26 giugno. Secondo la proposta della Commissione, 24mila persone che attualmente sono in Italia dovrebbero essere accolte dagli altri Paesi (insieme ad altre 16mila dalla Grecia). Un numero giudicato “largamente insufficiente” da Renzi.

Ma l’Italia pare quasi andare già oltre, con il Piano B ventilato da Renzi domenica ed echeggiato nel “faremo da soli”. Si tratterebbe di consegnare permessi temporanei ai richiedenti asilo, così che possano circolare in Europa: nel 2011, era stato l’allora ministro dell’Interno Maroni a tentare senza successo questa carta. L’Ue la bocciò e lo stoppò: l’allora responsabile europea Malmstroem sostenne che i permessi non bastavano a fare scattare la libera circolazione. E nulla induce a credere che Bruxelles e i partner abbiano oggi cambiato idea.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+