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putin in italia

Germania e con la Francia, delineare le caratteristiche di un rapporto più civile con Mosca”. Lo afferma, intervistato da La Presse, Stefano Silvestri, uno dei maggiori esperti italiani di relazioni internazionali e di questioni di sicurezza, a lungo presidente dell’Istituto Affari Internazionali, già sotto-segretario alla Difesa.

Nell’imminennza degli incontri, domani, a Roma, del presidente russo Vladimir Putin, La Presse ha fatto a Silvestri tre domande.

1) Papa Francesco offre a Putin una sponda di dialogo che Usa e Ue al momento gli negano. Che cosa può chiedere Putin al Papa?, e che cosa può offrirgli?

Penso che per Putin la visita in Vaticano sia soprattutto un’operazione di public relations, resa interesante dal desiderio del Pontefice di stabilire rapporti più stretti con il Patriarcato autocefalo moscovita, specie in vista del Sinodo delle chiese orientali che dovrebbe tenersi l’anno prossimo ad Istanbul.

Ci potrebbe essere anche una piccola appendice Ucraina, con la questione dei rapporti tra gli ortodossi e la chiesa cattolica ucraina di rito greco. La cosa è intrigante perché gli ortodossi ucraini sono attualmente dipendenti dal Patriarcato moscovita, ma aumentano le pressioni per la costituzione di un patriarcato nazionale autonomo.

2) Viste le posizioni verso la Russia di Usa e di Ue, espresse al G7, l’Italia ha un margine di manovra con Mosca?, ed eventualmente di mediazione?

Non credo molto alle mediazioni: l’Italia si è schierata sia al G7 che nell’Ue e quindi non può essere considerata un honest broker né da Mosca né dagli alleati (che anzi vedrebbero un tale tentativo italiano, se ci fosse, come una rottura del fronte comune). Ciò non toglie però che l’Italia abbia un possibile ruolo nel ribadire i limiti del confronto con la Russia, ad esempio escludendo l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, lavorando per un accordo Ue-Ucraina che tenga conto degli interessi economici e industriali russi, eccetera.

3) Che cosa resta, nella diplomazia italiana, e nelle posizioni del governo, della tradizione posizione ‘filo-russa’ attribuitaci?

Resta certamente l’interesse economico e commerciale, e resta l’opposizione ad una politica che punti al muro contro muro. Inoltre, la collocazione strategica dell’Italia nel Mediterraneo deve tenere nel debito conto le posizione e le alleanze russe nell’area. L’Italia non può più fare da mosca cocchiera , né puntare solo ad una politica degli affari, ma può, in larga sintonia con la Germania e con la Francia, delineare le caratteristiche di un rapporto più civile con Mosca.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+